Nel discorso agli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede, Papa Francesco ha indicato la famiglia tra i pilastri diplomatici della Santa Sede

Papa Francesco ha indicato la famiglia tra i pilastri dell’impegno diplomatico della Santa Sede.

Nel suo discorso di inizio anno agli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede, il Papa ha indicato le linee guida dell’azione diplomatica della Santa Sede nel mondo, e l’agenda del 2018 prevede una forte enfasi sulla famiglia.

Il Papa ha denunciato il fatto che in “Occidente la famiglia sia ritenuta un istituto superato” a favore di rapporti volubili, e ha sottolineato che questi rapporti volubili sono però una casa costruita sulla sabbia, mentre c’è bisogno di costruire sulla roccia, che è data da “quella comunione di amore, fedele e indissolubile, che unisce l’uomo e la donna, una comunione che ha una bellezza austera e semplice, un carattere sacro e inviolabile e una funzione naturale nell’ordine sociale”.

Per questo, il Papa ha chiesto “reali politiche a sostegno delle famiglia, dalla quale peraltro dipende l’avvenire e lo sviluppo degli Stati. Senza di essa non si possono infatti costruire società in grado di affrontare le sfide del futuro”.

Per tradizione, il discorso al Corpo Diplomatico è il primo discorso che il Papa dà all’inizio dell’anno. Gli altri due temi fondamentali dell’agenda diplomatica della Santa Sede per il 2018 sono la ricerca della pace e le migrazioni, anche queste legate dal Papa al tema della famiglia, perché sono molte le famiglie spezzate a causa delle migrazioni, forzate o in cerca di nuove opportunità di lavoro.

La Santa Sede ha relazioni diplomatiche con 183 Paesi nel mondo.


Luci, ombre, e cambiamenti della famiglia sulle pagine dell’importante settimanale inglese. Che conclude: “La famiglia fa bene”

Chi si sposa è generalmente più felice e sano, e ha più successo. A dirlo non è una ricerca di una associazione familiare cattolica, ma l’Economist, un settimanale inglese che si occupa di cose di mondo e che ha un profilo totalmente aconfessionale.
Il settimanale ha dedicato alla famiglia uno “Special Report” su famiglia e matrimonio. E vale la pena ripercorrerlo, per comprendere come si arriva alle conclusioni.
L’Economist sottolinea che sono tre le grandi direttrici di cambiamento riguardo il matrimonio.
La prima è che la decisione del matrimonio viene fatta dai giovani, e non più dai genitori. La seconda è che l’amore coniugale viene considerato principale, e dunque il matrimonio è passato dall’essere considerato un rito di passaggio ad una celebrazione di amore e impegno. E il terzo cambiamento è la crescente accettazione del divorzio.
Questo si è riflettuto anche sulla legge. In America, anche gli studi finanziati dal governo concludono che i programmi federali volti a rafforzare il matrimonio hanno scarsi effetti. In Cile il divorzio è stato quasi impossibile fino al 2004 e non è ancora facile. Probabilmente non a caso, il Cile ha la più alta percentuale di nascite al di fuori del matrimonio tra i 35 membri dell'OCSE.
E però ci sono i dati in controtendenza nel mondo occidentale, dove il matrimonio comunque è in calo. Un recente sondaggio di giovani britannici ha rilevato che il 93% aspira a sposarsi. Persino nei paesi in cui il divorzio è socialmente accettabile, la gente crede ancora che il matrimonio sia un legame speciale, da non creare o spezzare alla leggera.
Studio dopo studio testimonia che le persone sposate sono più sane, più ricche e più felici di quelle non sposate e meno inclini a separarsi dai loro partner. Gli accademici che hanno studiato gli effetti del matrimonio tendono a trovare conferme positive.
Nei paesi ricchi, l'istituzione del matrimonio conferisce sempre maggiori vantaggi alle persone che ne hanno già molte. Uomini e donne benestanti e ben istruiti si sposano tardi e dopo un'attenta considerazione. I loro matrimoni hanno un grande successo, in media, quasi certamente il più felice e il più appagante che il mondo abbia mai visto. Tra questo gruppo privilegiato, il divorzio è sempre più raro. Le classi lavoratrici sono diventate molto meno propense verso il matrimonio rispetto alle classi medie, e quando lo fanno, sono più frequenti i divorzi e le rotture.

 


Una nota della COFACE segnala che la Carta è stata aggiornata. Per una migliore definizione di quanti si prendono cura degli svantaggiati in famiglia

È stata aggiornata dal COFACE la Carta Europea per i Badanti, delineata come un punto di riferimento per le varie organizzazioni che rappresentano persone con disabilità o con complesse esigenze di dipendenza e le loro famiglie.

La carta era stata stilata dal COFACE, un network di associazioni famigliari che rappresentano le esigenze della famiglia in Europa. Il documento era stato presentato lo scorso giugno, e in questo mese è stato emendato, per venire incontro alle nuove leggi europee.

Secondo la COFACE, l’80 per cento delle cure fornite a persone disabili in Europa viene ancora da membri della famiglia delle persone con disabilità, mentre andrebbero supportate sia le famiglie che i badanti, il cui lavoro dovrebbe essere riconosciuto. In più, la Carta punta a creare un buon equilibrio famiglia-lavoro, in maniera che le cure alle persone della famiglia con disabilità vengano fornite in un ambiente positivo, evitando lo stress e ogni altro tipo di situazione.

Uno dei problemi maggiori è il fatto che ci sono sempre più badanti che invecchiano, e che devono prendersi cura di membri della famiglia più anziani di loro e allo stesso tempo dei nipoti. A causa delle difficoltà nel riconciliare le loro attività e il loro lavoro, devono lasciare il mercato del lavoro poco prima della pensione, con un impatto diretto sul loro stipendio e sulla pensione. Questo li espone ad un maggiore rischio di povertà.


La riflessione della relazione di apertura dell’Anno Accademico 2017-18 del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per studi su Famiglia e matrimonio

C’è “oscuramento” su matrimonio e famiglia, con l’aggravante della “incertezza della verità e della sostenibilità del vincolo, e in generale dei legami”. Lo ha detto monsignor Pierangelo Sequeri, preside del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia.

Monsignor Sequeri ha tenuto lo scorso 16 novembre la relazione di apertura dell’anno accademico dell’Istituto fondato da Giovanni Paolo II, e che quest’anno ha assunto il rango di “Pontificio Istituto Teologico”.

Tema della relazione, lo stato di salute della famiglia e del matrimonio. Monsignor Sequeri ha denunciato che “la latitanza e le reticenze delle istituzioni politiche, insieme con la pressione di conformità esercitata dalle odierne dinamiche sociali e culturali, contribuiscono in molti casi ad aggravare gli effetti di questa vulnerabilità della condizione famigliare”.

La Chiesa – ha aggiunto – è chiamata a “frequentare” e “affettuosamente abitare” questa dimensione di incertezza “con tutto l’amore, tutta la misericordia e tutta l’energia di cui dispone da parte dello spirito di Dio”.

In fondo – ha detto monsignor Sequeri – il doppio appuntamento del Sinodo sulla famiglia ha rilanciato la “speciale attenzione che le comunità cristiane devono dedicare all’annuncio evangelico e alla cura pastorale delle virtù coniugali e famigliari”.

Per il preside dell’Istituto è dunque urgente “una ricerca e di una formazione teologica seriamente attrezzata per il confronto con l’ampiezza della problematica antropologica che investe oggi la relazione dell’uomo e della donna nel suo complesso, con le sue profonde implicazioni sulla visione del legame sociale e sulle strutture della convivenza civile”.

 


Incontrando i partecipanti dell’incontro (Re)Thinking Europe, Papa Francesco ha ribadito l’importanza della famiglia come cellula fondamentale della società

In un lungo discorso ai partecipanti della conferenza (Re)Thinking Europe, Papa Francesco ha detto lo scorso 28 ottobre che la famiglia è “luogo fondamentale” della relazione, che è la cifra dell’essere cristiani.

Il Papa ha parlato ad una conferenza organizzata dal COMECE, il comitato di vescovi europei con sede a Bruxelles che monitora le attività delle istituzioni europee. La conferenza includeva ambasciatori, membri del Parlamento, esponenti di varie organizzazioni e ovviamente vescovi, con l’obiettivo di ripensare l’Europa e dare il via a un dialogo per i 60 anni dell’Unione.

Nel suo discorso, il Papa ha sottolineato che “persona e comunità” sono le “fondamenta dell’Europa che come cristiani vogliamo e possiamo contribuire a costruire”. E i mattoni dell’edificio – ha aggiunto – si chiamano “dialogo, inclusione, solidarietà, sviluppo e pace”.

Il Papa ha quindi messo in luce che la famiglia “è il più fondamentale luogo” della scoperta della relazione, che è il senso della religione cristiana. Nella famiglia, ha aggiunto il Papa, “la diversità è esaltata e nello stesso tempo è ricompresa nell’unità. La famiglia è l’unione armonica delle differenze tra l’uomo e la donna, che è tanto più vera e profonda quanto più è generativa, capace di aprirsi alla vita e agli altri. Parimenti, una comunità civile è viva se sa essere aperta, se sa accogliere la diversità e le doti di ciascuno e nello stesso tempo se sa generare nuove vite, come pure sviluppo, lavoro, innovazione e cultura”.


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